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L’ultima analisi sullo stato di salute dello Champagne dei vignaioli è stata evidenziata in una conferenza stampa lo scorso 26 settembre. Il resoconto è stato fatto dal Sindacato Generale dei Vignaioli (SGV), quindi fonte attendibile.

Il punto più critico dello stato di salute dello Champagne del vignaiolo è la perdita di mercato, molto interno e anche un po’ di estero; questo sembra ormai strutturale, previsto del 2,7% quest’anno, e comunque ormai da un decennio in tribolante discesa.

Stiamo parlando di Champagne prodotto dai vignaioli, “R.M.”, non delle grandi Maison, che in forza della loro potenza strategica e capacità di investire autonomamente sono toccati molto marginalmente da queste problematiche.

I vigneron sono invece in subbuglio perché la forza della loro penetrazione di mercato non è conseguente all’impiego di energie pubblicitarie, di un’innovante informazione social che deve essere supportata da un’applicazione di marketing e da personale dedicato che non hanno a disposizione, ed entrare in una piattaforma della GD può rappresentare uno sforzo economico non sostenibile. In ultimo l’eventuale vendita online. Sono una possibilità dicono tutti, e tale resta se limitata alla comparazione di etichette o peggio ancora di prezzo, perché il valore aggiunto di un prodotto non è facile evidenziarlo sul video e soprattutto non è il prezzo al ribasso.

I vertici SGV stanno valutando il da farsi, attivando una politica d’innovazione che riscopra i valori umani del lavoro del vignaiolo e la sua indole di calorosa accoglienza del visitatore, perché la possibilità di incontrare e parlare con chi lavora la vigna è diventata quel qualcosa in più che piace ai consumatori, così è scaturito da un’indagine commissionata sulla tematica.

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Lo scopo è di creare un valore aggiunto e questo valore aggiunto deve avere come punto centrale la figura del vignaiolo, la sua accoglienza, la sua umanità, il suo feeling con il territorio, perché più degli altri Champagne il loro ha bisogno di essere raccontato, non può fregiarsi della blasonata tradizione dell’etichetta e del racconto giornalistico di eventi vip fatti nei roof degli hotel super stellati.

L’inchiesta ha anche mostrato che le nuove classi sociali, quelle giovani, sono molte attente alle info sullo Champagne, però sono del tutto impreparate e rischiano di restare perenni non conoscitori se non opportunamente educati, con il risultato negativo – per i vigneron – che ogni volta si trovino a dover comprare una bottiglia di Champagne in un’enoteca senza assistenza del sommelier, l’occhio scivoli sul grande e sul vip anziché su qualcosa a dimensione umana come può esserlo un “R.M.”.

L’azione dei vigneron sarà anche quella di favorire lo sviluppo delle referenzialità nelle enoteche specializzate, quelle che curano il rapporto con il consumatore e che hanno personale adeguatamente formato per dare info e spiegare le cose, quindi anche le diversità dello Champagne, perché queste diversità sono la forza dei vigneron e, non potendoci essere loro stessi a rispondere, affidarsi a professionisti è la miglior soluzione. Ciò potrebbe anche ovviare all’ancora presente luogo comune di non abbinare lo Champagne al pasto. Solo il 18% del campione intervistato lo attuava, invece quelle diversità organolettiche che tipizzano l’umanità Champagne dei vigneron sono un punto su cui far leva per rendere naturale una successione di tipologia durante il pasto. Insomma, c’è della strada da fare, e va fatta bene –afferma il SGV –, perché gli altri vini effervescenti sono sempre più aggressivi e dilaganti, carichi di energia come l’onda dell’oceano. I vigneron champenois devono cavalcare quell’onda come dei provetti surfisti e dal rilascio dell’energia staccarsi, lustrando a nuovo tutto quel valore aggiunto che s’è appannato.

Fonte: AIS Staff Writer – © Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)