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La regione del Nord-est francese è celebre per il vino omonimo. Le colline dove viene prodotto sono un paesaggio tutto da scoprire. E al suo estremo settentrionale, Reims, con la cattedrale dove lo stile architettonico che nacque proprio Oltralpe raggiunge forse il suo picco più elevato

di GIULIA STOK

Notre-Dame-de-Reims
Pensi allo Champagne e immagini feste e splendori, uno stile di vita alla Belle Epoque e un lusso un po’ frivolo. Le bollicine per eccellenza significano sì tutto questo, ma anche molto altro. Nascono in una regione ricca di storia, caratterizzata da un’atmosfera campagnola estremamente sobria, e dal duro lavoro nelle vigne di molti piccoli produttori, che coltivano per le proprie bottiglie o per le grandi maison. Le colline, le cantine e le maison dello champagne sono state riconosciute Patrimonio Unesco nel 2015.

Siamo a metà strada tra Parigi e il Belgio, in una zona che è stata cruciale in entrambi i conflitti mondiali: Reims, il capoluogo, è stata bombardata dai tedeschi per oltre 3 anni nel primo, e sede della resa nazista nel secondo. Il suo centro storico, quasi interamente distrutto nel 1915-18, è stato ricostruito a grande velocità negli anni Venti, e possiede un gran numero di edifici Art Déco, specialmente sul corso Jean Baptiste Langlet, luogo dello shopping e del passeggio insieme a Place Drouet d’Erlon, con la sua Vittoria alata. Sempre a inizio Novecento è stato recuperato un criptoportico romano, uno dei pochi esempi visitabili in Europa: nell’animata piazza del Forum, oggi ospita mostre d’arte contemporanea.

Appena ai margini del centro svetta il capolavoro gotico della città: la cattedrale di Notre Dame, duecentesca, che ha conservato l’unità stilistica grazie a un accurato restauro dopo i bombardamenti. Qui, più o meno all’altezza di metà navata, quando c’era solo un piccolo battistero, fu battezzato Clodoveo, re dei Franchi. E da allora quel punto divenne sede dell’’incoronazione di tutti i re di Francia, ben 33, compreso Carlo VII condotto da Giovanna d’Arco. Sulla facciata, incredibilmente ricca di statue, spicca appunto la “Galleria dei re” del 1300, mentre le torri, incompiute per una pestilenza, sono del secolo successivo. Le statue dei portali inferiori sono tutte originali, perché gli abitanti le protessero con sacchi di sabbia durante la guerra. Alcune delle oltre mille collocate in punti diversi, invece, sono accurate copie, e i resti degli originali sono conservati nel vicino Museo del Tau, un tempo sede vescovile. Oltre alle statue, le vetrate sono un ingrediente fondamentale del fascino della cattedrale. Anche in questo caso, una parte è sopravvissuta grazie all’impegno della popolazione, perché smontata dai mastri vetrai della città prima dei bombardamenti e conservata al sicuro. Altre invece risalgono agli anni Cinquanta, come quella finanziata dalle maison de champagne e dedicata al loro vino, con un posto speciale per Dom Perignon, il monaco che scoprì la tecnica dell’assemblaggio. Una di quelle dell’abside, dallo splendido effetto acquerellato, è opera di Marc Chagall; altre vicine dell’artista contemporaneo Imi Knoebel.

Intorno a Reims e a Epernay, la graziosa cittadina resa famosa dall’Avenue de Champagne – uno splendente susseguirsi di ville storiche di grandi maison – si estende una tranquilla campagna, con colline dolci e vigne estremamente parcellizzate. I piatti quotidiani dei vignerons vengono dalla tradizione contadina, e comprendono per lo più zuppe e ricche insalate. Anche il dolce tipico della zona, il biscuit rose, è molto semplice: un biscotto secco, appena ingentilito dal rosa, perfetto però per essere inzuppato nello champagne senza sciogliersi.

Chi vuole scoprire di più sullo champagne partendo dalle sue vigne non ha che l’imbarazzo della scelta: si va dai piccoli produttori che lavorano solo le loro uve, e tendenzialmente organizzano visite e degustazioni informali, per lo più gratuite, fino alle grandi maison che acquistano uve in tutta la regione e organizzano tour molto più strutturati, spesso a pagamento.

Ai vertici della professionalità nell’accoglienza si colloca Ruinart (4, rue de Crayères, Reims, www.ruinart.com), la più antica Maison de Champagne, che vanta cantine che paiono cattedrali, con spettacolari ambienti alti ben 40 metri, usati durante la prima guerra mondiale anche come rifugio. (Visita, anche in italiano: 70 euro con degustazione. Meglio prenotare in anticipo)

Un ottimo indirizzo per una visita più informale, ma molto efficace, è Champagne Baron Albert (1, rue des Chaillots – Grand Porteron, Charly sur Marne), nel cuore della regione della Marna. La Maison è gestita da tre brillanti sorelle, che offrono una gamma di champagne particolarmente ampia e di grande personalità. Visita alle cantine antiche e degustazione, anche in italiano, meglio su appuntamento. Unisce invece l’enologia alla geologia la fantasmagorica Cave aux Coquillages (Champagne Legrand Latour, 41, rue du Bourg de Vesle, Fleury la Rivière) che ci fa scoprire l’origine degli aromi dello champagne scavando nella storia della terra che lo produce. Da dove viene la spiccata mineralità del vino? Quarantacinque milioni di anni fa la Champagne era una spiaggia sulle rive di un mare tropicale. E scavando gallerie nelle sue cantine, l’appassionatissimo proprietario ha riportato alla luce migliaia di fossili di conchiglie, in particolare gasteropodi, molti lunghi anche 40 cm.  Il percorso sotterraneo è allestito in modo scenografico; i laboratori, anche di scavo, sono vari e interessanti. Si chiude la visita (per ora solo in francese) con un bicchiere di champagne nel bel bar allestito con pezzi d’inizio Novecento. Visita con degustazione di un bicchiere 12 euro, bambini 8 euro.

Fonte: La Repubblica – Giulia Stok